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“Riflessioni sul tema
identificazione, disidentificazione e auto-identificazione”
a cura del dott. Alessandro
Gambugiati
“Siamo dominati da tutto ciò in cui il nostro io si identifica.
Possiamo dominare, dirigere ed utilizzare tutto ciò da cui ci
disidentifichiamo” (Roberto Assagioli). “Non vediamo le cose come esse sono. Le vediamo come siamo noi”
(Talmud).
Il processo di disidentificazione
e di auto-identificazione è una pratica fondamentale sia in Psicosintesi
che nelle scuole di crescita che potremmo definire “alte” o autenticamente
etiche, noetiche ed estetiche. Nell’Advaita Vedanta, per esempio, si pratica “la disidentificazione
dal piccolo sé” (il piccolo “io”) e “l’identificazione con il Sé” (l’Atman, l’Essere non duale), al fine di penetrare i veli
dell’illusione (i Kosha) e conquistare l’IO SONO
degli innumerevoli QUI E ORA di cui è composta la nostra esistenza.
Nella prospettiva psicosintetica
lavorare sulla disidentificazione e sull’auto-identificazione significa
porre le basi del “conosci, possiedi e trasforma te stesso” (R. Assagioli).
Il primo passo consiste nel diventare
consapevoli che possiamo osservare le nostre sensazioni, le nostre
emozioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, ecc. e cambiare il nostro
assetto mentale a partire da ciò che in estrema sintesi possiamo affermare
di essere, ovvero “un centro di coscienza e volontà” (R. Assagioli).
Il nostro sistema di credenze
determina ciò che percepiamo e come lo percepiamo. L’ambiente ci invia una
serie di dati e, volenti o nolenti, siamo quotidianamente chiamati ad
esercitare la nostra volontà, la quale si esprime essenzialmente con le
nostre SCELTE. Il guaio è che ognuno di noi non può fare a meno di
scegliere: anche scegliere di non scegliere è comunque una scelta!
Nel concreto, il processo di
auto-identificazione è più complesso del processo di disidentificazione: il
Sé, per sua natura, tende a sfuggire ogni definizione! Per superare questa
difficoltà possiamo lavorare sulla psiche in negativo, come farebbe uno
scultore con la sua opera (disidentificazione), avvalendoci della legge
psicologica secondo la quale “ogni affermazione, pronunciata con
convinzione e con forza, mette in moto energie psichiche tendenti a
realizzare quello che l’idea imprime in loro”.
Ma come possiamo condurre noi
stessi in modo adeguato se prima non abbiamo fatto chiarezza su ciò che
realmente siamo (ovvero un centro di coscienza e volontà) rispetto a ciò
che abbiamo (un corpo, delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti,
dei pensieri, ecc.)?
Per comprendere meglio
l’importanza di questo concetto, possiamo riflettere sulle parole di
Roberto Assagioli, il quale, interrogato sul significato di “diagnosi” in
Psicosintesi, ebbe a dire: “la diagnosi è tutto ciò che il paziente non
è..”, intendendo con queste parole che nella prospettiva psicosintetica il
paziente può AVERE determinate caratteristiche, ma queste caratteristiche
non possono definirlo nella sua totalità!
Bibliografia:
“L’atto di
volontà”, Roberto Assagioli, Ed. Astrolabio, pagg. 156-162;
“Principi
e metodi della psicosintesi terapeutica”, Roberto Assagioli, Ed.
Astrolabio, pagg. 108-110;
“Cercando se stessi”, A. M. La Sala Batà, L’Uomo Edizioni, pagg. 63-72.
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